1734-1860. Sono i 126 anni in cui i Borboni hanno governato l’Italia Meridionale fiono all’arrivo di Garibaldi che segnò la fine del regno e l’avvento dell’Unità. 126 anni su cui per almeno un secolo è calato il silenzio, nulla di ciò che hanno rappresentato i cinque sovrani che si sono altermnati, da Carlo, Terzo solamente in Spagna, a Francesco II, quel “franceschiello” nomignolo assai ingrato che la grancassa risorgimentale e liberale volle affibbiargli ad ulteriore sberleffo di una sorte personale e politica tra le più amare in assoluto
E allora da Carlo di Borbone, belga di Gand ma napoletano a tutti gli effetti, passando per il suo ministro più valente, il toscano Tanucci quello che garantì diplomaticamente la successione borbonica sul trono di Napoli, passando per gli altri quattro sovrani e per finire con Tore e Crescienzio, camorrista, cui la sedicente nuova Italia affidò l’incarico di garantire l’ordine pubblico nei giorni del Plebiscito. Una parabola che ha scandito la storia recente del Mezzogiorno tradita dalla falsa promessa garibaldina di una riforma agraria impossibile da garantire al sottoproletariato rurale per chi ebbe interesse in quella vasta operazione internazionale che passò sotto il nome di Unità.
E tuttavia, il convegno alla libreria Masone con il collega del Mattino Gigi Di Fiore, profondo conoscitore di cose borboniche, e autore de “Le Borboniche” ha inquadrato l’universo al femminile della dinastia, le sovrane, quelle ufficiali e quelle non e il riferimento va a Donna Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e amante di Re Ferdinando IV poi Primo dopo la riforma istituzionale del Regno all’indomani della Restaurazione.
Tre sovrane germaniche Maria Amalia, tedesca sassone, che importò a Napoli l’arte della porcellana e quindi Capodimonte e la magnifica Reggia di Caserta. Passando per Maria Carolina, consorte di Ferdinando IV austriaca e sorella di Maria Antonietta decapitata dalla Rivoluzione, per chiudere il cerchio con Maria Sofia, altra tedesca bavarese e moglie di Francesco II. L’eroina degli spalti di Gaeta, l’indomita regina che sopravviverà di molti anni al marito, morirà solo nel 1925 a Parigi, e denuncerà in tutta Europa l’atto di aggressione sabaudo allo stato napoletano, che resta tale dopo 165 anni, presagendo per i savoiardi la stessa fine dei Borbone. Donne di nerbo e di carattere, forse in qualche caso le vere regnanti di una nazione nata e morta per volere delle grandi potenze.